1 SETTEMBRE 2026
Decarbonizzazione del patrimonio culturale: la Reggia di Venaria come caso studio per i crediti di carbonio nei giardini storici
La cultura può diventare protagonista della transizione ecologica? Musei, teatri, parchi, residenze storiche (e non solo) sono oggi chiamati a misurare e ridurre il proprio impatto ambientale, tra aspettative crescenti del pubblico e nuovi obblighi di rendicontazione. È in questo contesto che Walden, nell’ambito del programma TERE (Transizione Ecologica del Terzo Settore), ha scelto la prestigiosissima Reggia di Venaria come caso studio per indagare la certificazione dei crediti di carbonio applicata a un bene storico-culturale, determinando, così, un report in grado di offrire agli enti culturali una mappa delle opzioni disponibili e dei passi operativi per avviare il proprio percorso di decarbonizzazione.
La Reggia di Venaria e il programma TERE
Il programma TERE (Transizione Ecologica del Terzo Settore), promosso da Fondazione Santagata per l’Economia della Cultura con il sostegno di Fondazione Compagnia di San Paolo, traduce in azione i risultati della ricerca nazionale 4C (deCarbonizzazione in Campo Culturale e Creativo), il primo studio sistematico in Italia dedicato al rapporto tra industrie culturali e impatto ambientale.
La Reggia di Venaria è stata scelta come caso studio per la complessità e la rappresentatività del suo patrimonio edilizio, energetico e verde. Infatti, la Reggia, iscritta dal 1997 nella Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO, spicca come eccezionale bene di interesse culturale, ma non solo: la Reggia si pone come un’infrastruttura ambientale e sociale, uno spazio aperto alla collettività che offre benessere, occasioni di incontro e di educazione. È qui, dove convergono valore storico, paesaggio e fruizione pubblica, che si possono scovare le necessità complesse di un sito culturale a tutto tondo.
Il report ha perseguito un duplice obiettivo:
- individuare le opzioni percorribili per la misurazione e la riduzione delle emissioni prodotte dalle attività della Reggia
- generare e certificare crediti di carbonio a partire dal patrimonio verde.
Due strade per ridurre l’impatto di un sito culturale
Il primo ambito riguarda la quantità di anidride carbonica che un sito culturale produce con le sue attività quotidiane. Misurarla significa calcolare la sua carbon footprint, ossia la sua impronta di carbonio: la somma delle emissioni generate dal riscaldamento degli edifici, dall’energia elettrica consumata, dagli spostamenti dei visitatori, dalla manutenzione dei giardini e da tutto ciò che ruota attorno alla vita dell’ente.
Per calcolare le emissioni, servono metodologie dedicate, regole che indicano come:
- misurare il carbonio assorbito
- quantificare le emissioni evitate tramite un intervento
- definire il punto di partenza rispetto al quale valutare i benefici e come verificarli nel tempo.
Tra queste metodologie, lo strumento più diffuso è il GHG Protocol: gratuito, flessibile e riconosciuto a livello internazionale, distingue tra emissioni dirette, energetiche e indirette. Esistono anche standard più formali, come le norme ISO, che offrono maggiore credibilità ma richiedono costi e verifiche più impegnativi.
Il secondo ambito riguarda i crediti di carbonio, ossia certificati che attestano la rimozione o la mancata emissione di una determinata quantità di anidride carbonica e che possono essere venduti a chi vuole compensare il proprio impatto. Per generarli servono metodologie riconosciute, regole precise che stabiliscono come misurare il carbonio assorbito da un intervento.
Le principali certificazioni internazionali (Verra, Plan Vivo, Gold Standard) sono pensate per grandi foreste, non per giardini storici: l’unica teoricamente estendibile ad altri contesti impone comunque limiti incompatibili, come un numero massimo di alberi per ettaro ampiamente superato dalla Reggia. Anche a livello nazionale la strada è chiusa: il Registro dei crediti di carbonio volontari, istituito con decreto del 15 ottobre 2025, riguarda per ora solo il settore forestale, escludendo i giardini storici, non classificati come boschi. Il quadro è chiaro: nessuno strumento, italiano o internazionale, è oggi pensato per un luogo come la Reggia.
Una metodologia su misura per i giardini storici
Se nessuno degli strumenti esistenti è concepito per un giardino storico, la risposta non è abortire la missione, ma costruire uno strumento nuovo: proporre una metodologia dedicata, capace di stabilire regole di calcolo adatte alle caratteristiche di un parco come quello della Reggia di Venaria.
Quella immaginata da Walden segue una norma tecnica riconosciuta a livello internazionale, la ISO 14064-2, che consente di certificare progetti di riduzione delle emissioni adattando i criteri al contesto specifico. In altre parole, permette di scrivere regole su misura per i giardini storici, là dove gli standard consolidati non arrivano.
Il vantaggio di questo approccio non si esaurisce nel caso della Reggia. Una metodologia costruita bene diventa uno schema replicabile: una volta definita, può essere applicata ad altri luoghi con caratteristiche simili, a partire dalle altre residenze del circuito sabaudo, fino a coinvolgere musei, ville e parchi storici di tutto il Paese. Ogni sito che vi aderisce contribuisce a consolidare un modello condiviso, riducendo tempi e costi per chi verrà dopo.
C’è infine un elemento che rende questo percorso particolarmente significativo: affrontare per prima una sfida ancora irrisolta colloca la Reggia di Venaria in una posizione di avanguardia: non solo un luogo che tutela la propria eredità storica e artistica, ma un laboratorio dove sperimentare soluzioni nuove per la sostenibilità del patrimonio culturale, con la possibilità di diventare un riferimento a livello europeo per gli enti che intendono muoversi nella stessa direzione.
Dal metodo ai risultati: cosa cambia per un ente culturale
Il valore di questo lavoro sta nel trasformare una domanda complessa in un percorso attuabile: un ente culturale che voglia ridurre il proprio impatto ambientale si trova spesso davanti a un panorama confuso, fatto di sigle, norme e standard difficili da confrontare, e proprio da questa difficoltà nasce l’utilità del report elaborato da Walden, che mette ordine nel quadro e indica quali strade siano percorribili, a quali condizioni e con quali conseguenze pratiche. Il primo beneficio, dunque, è la chiarezza: sapere da dove cominciare e dove si può arrivare.
Da questa chiarezza discende la possibilità di procedere per gradi, il che per un’istituzione con risorse limitate fa spesso la differenza tra avviare un percorso e rimandarlo. Si può partire misurando la propria impronta di carbonio con strumenti accessibili, così da costruire una base di dati su cui fissare obiettivi realistici; una volta individuati gli interventi più efficaci, si concentrano su di essi tempo ed energie; e solo in un secondo momento, quando le condizioni lo consentono, si può guardare alla certificazione dei crediti legati al patrimonio verde, magari unendo le forze con altre realtà simili. Un impegno che affrontato tutto insieme scoraggerebbe diventa, in questo modo, un cammino sostenibile nel tempo.
I benefici, del resto, non si misurano soltanto in tonnellate di anidride carbonica. Un percorso di questo tipo rafforza il legame tra un’istituzione culturale e la comunità che la frequenta, perché una gestione più consapevole degli spazi verdi si traduce in luoghi curati con maggiore attenzione all’ambiente, in occasioni di educazione e in nuove forme di partecipazione. La riduzione delle emissioni acquista così anche un significato sociale, che per un ente del Terzo Settore e per un bene aperto al pubblico come la Reggia non è un aspetto secondario, ma parte della sua stessa ragione d’essere.
Vi è infine una ricaduta che supera i confini del singolo sito. Un modello nato per la Reggia di Venaria e pensato per essere condiviso può diventare un contributo per l’intero patrimonio culturale italiano, ricco di ville, giardini e parchi storici che si misurano con le stesse domande. Dimostrare che la tutela di un luogo storico e la cura dell’ambiente possono procedere di pari passo è forse il risultato più prezioso di questo lavoro: la conferma che la cultura non assiste alla transizione ecologica dall’esterno, ma può contribuire a guidarla.
Un percorso da costruire insieme
La transizione ecologica del patrimonio culturale è un percorso che nessun ente deve affrontare da solo. Walden affianca enti pubblici, fondazioni e realtà del Terzo Settore nella gestione sostenibile del verde, nella misurazione dell’impronta di carbonio e nella valorizzazione ambientale dei propri spazi. Insieme a Robin Wood, il progetto dedicato ai crediti di carbonio volontari e all’accompagnamento nei percorsi di sostenibilità, Walden traduce l’analisi in azioni concrete e calibrate sulle esigenze di ciascuno.
Chi gestisce un giardino storico, un parco o un sito culturale e desidera avviare un percorso simile a quello sperimentato con la Reggia di Venaria può contattare Walden per una consulenza dedicata. Per conoscere gli altri interventi realizzati sul territorio, è possibile consultare i progetti di Walden e le iniziative di Robin Wood nel campo della sostenibilità e dei crediti di carbonio.
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