6 NOVEMBRE 2025

Gestione forestale e prevenzione incendi nelle valli del Monviso

Incendi boschivi e prevenzione

Gli incendi boschivi in Piemonte sono da sempre legati alle stagioni più fredde; in particolare, si verificano prevalentemente nei mesi invernali con un picco nel mese di marzo, durante il quale si registra non solo il maggior numero di eventi, ma anche gli eventi con maggiore estensione superficiale. Seppur storicamente questo andamento rappresenti la tipicità dell’arco alpino, stanno emergendo sempre più segnali di cambiamento. Gli incendi boschivi non sono infatti più un fenomeno confinato ai mesi più freddi o alle sole regioni mediterranee: anche in Piemonte, negli ultimi anni, si stanno sempre più verificando incendi estivi, prevalentemente durante il mese di agosto. L’incendio che a fine agosto 2025 ha interessato i comuni di Revello e Rifreddo ne costituisce un esempio concreto.

 

All’interno di quest’area è attivo un intervento del progetto LIFE ClimatePositive, volto a sperimentare nuovi approcci alla gestione forestale, con un occhio particolare alla fornitura e valorizzazione dei Servizi Ecosistemici. Questo evento ci offre un’occasione preziosa per riflettere su come la manutenzione e la gestione del territorio, anche non prettamente finalizzati alla prevenzione degli incendi boschivi, abbiano un ruolo nella lotta attiva in caso di evento fortuito.

L’evento

L’incendio è divampato nel pomeriggio del 18 agosto 2025 in località Morra San Martino, frazione di Revello, sul versante del Monte Bracco al confine con il territorio di Rifreddo. Il rogo ha avuto una durata complessiva di circa tre giorni, con segnalazioni di ripartenze anche nei giorni successivi, e ha interessato una superficie di circa 50 ettari.

Il fronte di fiamma si è sviluppato soprattutto sul versante a esposizione sud, favorito dalla morfologia del territorio. Le aree più colpite sono state gli impluvi, caratterizzati da un’elevata concentrazione di biomassa secca al suolo, e i versanti a forte pendenza, che hanno agevolato la propagazione del fuoco. Al contrario, l’incendio ha perso intensità o si è arrestato in corrispondenza delle aree di cresta e dorsale.

 

La dinamica dell’incendio è stata aggravata da più fattori concomitanti. Le condizioni di siccità e la scarsità di risorse idriche hanno favorito la propagazione delle fiamme e complicato le operazioni di spegnimento. A questo si è aggiunto l’abbandono del territorio, che nel tempo ha determinato un forte accumulo di necromassa (biomassa secca) a terra e in piedi. L’assenza di diradamenti, esboschi e interventi di gestione forestale mirati alla riduzione del combustibile ha portato alla diffusione di materiale di piccole e medie dimensioni, estremamente secco e facilmente infiammabile, configurando un vero e proprio “combustibile prontamente disponibile”. Tale condizione ha alimentato la rapida espansione dell’incendio e ne ha mantenuto elevata la severità.

 

Ulteriore criticità è rappresentata dalla mancanza di una rete viaria adeguata, che ha reso difficile l’accesso diretto alle aree colpite e ostacolato le operazioni di contrasto e rifornimento idrico. Va inoltre ricordato che la stessa zona era già stata percorsa da due grandi incendi, rispettivamente nel 1990 e nel 2002, eventi che hanno contribuito a compromettere ulteriormente la resilienza del territorio e a incrementarne la vulnerabilità agli incendi successivi.

 

L’evento ha rappresentato una minaccia concreta per alcune abitazioni, che sono state evacuate in via precauzionale, e per infrastrutture presenti nella zona, come i tralicci dell’alta tensione. Le operazioni di spegnimento hanno richiesto uno sforzo notevole per la Regione Piemonte, con l’impiego congiunto di squadre del corpo AIB del Piemonte, Vigili del Fuoco permanenti e volontari, personale della Protezione Civile, oltre al supporto aereo di un Canadair e di un elicottero regionale. Le attività di bonifica sono proseguite nei giorni successivi per la messa in sicurezza del territorio e l’eliminazione dei focolai residui.

Il progetto LIFE ClimatePositive

LIFE ClimatePositive (LIFE CPOS) è un progetto che raggruppa alcuni dei maggiori esperti del settore forestale italiano con l’obiettivo di contrastare l’abbandono forestale, promuovendo una gestione associata economicamente ed ambientalmente sostenibile. L’intervento interessato dall’incendio è solo una fra le aree di intervento nell’ambito del progetto LIFE CPOS, che sono sparse per tutta la penisola. In particolare, il taglio eseguito sul Monte Bracco ha interessato un popolamento posto in area di alto versante e di crinale nella località San Leonardo – Bric Falò di Revello.

 

Il soprassuolo è costituito da castagneti acidofili per lo più gestiti a ceduo, ormai abbandonati. Una piccolissima porzione presenta un nucleo di ex castagneto da frutto abbandonato ormai fortemente degradato. Il popolamento in generale era costituito da un castagneto misto a varie latifoglie (rovere, ciliegio, betulla, sorbo degli uccellatori, robinia, nocciolo) e con presenza di alcune conifere messe a dimora dall’uomo.

 

L’obiettivo dell’intervento è stato quello di riattivare la gestione attiva del bosco evitando la classica ceduazione, la quale origina una scarsa fornitura di servizi ecosistemici, ma favorendo l’evoluzione verso un governo misto e successivamente a fustaia. Il passaggio di un castagneto abbandonato ad una fustaia plurispecifica, però, è reso particolarmente lungo e complesso dalla forte capacità pollonifera di questa specie.

 

In particolare, per raggiungere gli obiettivi di gestione e per tutelare e valorizzare la biodiversità stazionale, sono state attuate due strategie:

  • È stata favorita la conservazione di tutte le specie arboree diverse dal castagno, migliorando la mescolanza specifica per avere un incremento della rinnovazione da seme delle altre specie;

  • Attraverso appositi rilievi secondo la metodologia IBP (Indice di Biodiversità Potenziale), è stato individuato un alto numero di alberi habitat: tali individui sono soggetti che presentano fessure, legno morto, grandi dimensioni e altre caratteristiche che costituiscono microhabitat importantissimi per lo sviluppo di piccoli vertebrati, invertebrati, funghi e altri organismi che, seppur meno visibili e conosciuti rispetto agli alberi, sono fondamentali per la sopravvivenza e l’equilibrio ecologico dei boschi.

 

Nel dettaglio, l’intervento ha visto la selezione dei migliori polloni di castagno, rilasciandone 1 o 2 per ogni ceppaia, e dei migliori soggetti arborei per portamento e valore ecologico. Lo stato fitosanitario in generale era particolarmente compromesso (fenomeno diffuso in Piemonte nella gran parte dei castagneti) e la presenza di piante e polloni morti o deperenti era, a seconda delle zone, più o meno abbondante. In generale, al termine del taglio, è stata garantita una copertura percentuale del suolo almeno pari al 50%. Gli alberi appartenenti a specie diverse dal castagno sono stati per lo più preservati, ad eccezione di quelli che potessero rappresentare un rischio per la pubblica sicurezza, che costituivano impedimento ai lavori o che sono stati accidentalmente danneggiati durante le lavorazioni.

 

L’intervento non è stato ideato con finalità esclusive di riduzione del rischio incendi; infatti, quando si interviene con questo scopo si eseguono interventi in zone appositamente selezionate in seguito ad analisi storica e modellizzazione dell’innesco e dell’evoluzione degli incendi, realizzando tagli con criteri più mirati e intensi.

Ciononostante, buona parte delle lavorazioni eseguite — come la rimozione della necromassa a terra e in piedi, la riduzione della densità del soprassuolo e la manutenzione della viabilità — hanno favorito e aiutato le operazioni di spegnimento sul fronte che ha raggiunto il lotto.

 

Questo evidenzia come, anche se non mirata all’antincendio, la gestione attiva del territorio e dei boschi sia fondamentale per contenere gli effetti e le dimensioni degli incendi.

Gli effetti dell’incendio

L’area di intervento del progetto è stata interessata solo in parte dall’incendio. A seguito di un primo sopralluogo, che ha incluso anche le aree limitrofe al taglio, è stato possibile distinguere tre diverse zone:

  • Aree limitrofe all’intervento: Queste aree sono caratterizzate da un marcato abbandono gestionale, con conseguente accumulo di necromassa sia in piedi sia al suolo. Sono ancora evidenti gli effetti dell’incendio del 2002 che aveva provocato la scottatura e la successiva morte di numerose ceppaie di castagno, lasciando in piedi polloni secchi e morti. In tali zone l’incendio del 2025 ha prodotto gli effetti più significativi: disseccamento totale delle chiome, consumo totale o quasi totale della necromassa a terra, combustione degli individui morti in piedi e scottatura dal 50% al 100% degli individui vivi.

  • Area di intervento di bassa intensità: queste aree era stato eseguito un taglio di rimozione del secco e un diradamento leggero, ma le operazioni di esbosco non erano ancora state completate di conseguenza, seppur minori, gli effetti dell’incendio risultano simili a quelli descritti nel punto precedente.

  • Aree di intervento di media intensità: In quest’area è stato effettuato un diradamento di media intensità (primo taglio di avviamento a fustaia, prevalentemente sulla componente a castagno), con esbosco completato. Gli effetti dell’incendio non sono valutabili, poiché la bassa densità del bosco post-intervento, la facilità di accesso garantita dalle piste di esbosco ripristinate e la buona percorribilità delle aree hanno permesso agli operatori antincendio di utilizzare questi spazi come linee di contrasto attivo durante le operazioni di spegnimento. Di conseguenza, l’area non è stata direttamente interessata dalle fiamme.

La gestione del bosco non è sempre remunerativa e spesso non porta risultati visibili nel brevissimo periodo, ma è fida alleata nel contrasto agli eventi estremi e nella valorizzazione di una risorsa un tempo fondamentale per il sostentamento delle comunità ed ora sempre più dimenticata.

Prossimi passi

Per comprendere in maniera completa le dinamiche e gli effetti dell’incendio che ha interessato i comuni di Rifreddo e Revello nell’agosto 2025, nei prossimi mesi verrà avviato un programma strutturato di rilievi e monitoraggi.

In primo luogo, si procederà con il calcolo della severità dell’incendio, passaggio preliminare e fondamentale per comprendere l’entità degli effetti prodotti dal fuoco sull’area interessata.

La severità di un incendio è infatti un indice che descrive l’intensità degli impatti che un incendio boschivo ha avuto sugli ecosistemi colpiti, in particolare sulla vegetazione e sul suolo. Essa rappresenta i danni subiti dalla vegetazione forestale e consente di distinguere aree con effetti lievi, moderati o gravi. Calcolarne il valore è utile per valutare l’impatto ecologico dell’incendio, stimare i tempi e le modalità di recupero della vegetazione, pianificare eventuali interventi di gestione post-incendio (ad esempio opere di riforestazione o misure di prevenzione dell’erosione) e confrontare diversi eventi in termini di danno ambientale.

Per determinare la severità verranno condotte attività di monitoraggio integrato, che includeranno rilievi di campo in aree campione per valutare i danni alla vegetazione (percentuale di scottatura, disseccamento delle chiome, consumo della necromassa), voli con drone per analizzare l’evoluzione della copertura forestale e monitorare i processi di rigenerazione naturale, nonché l’impiego di telerilevamento satellitare attraverso indici di vegetazione come NDVI e dNBR, al fine di ottenere una valutazione oggettiva e quantitativa della severità.

Successivamente, in base al livello di severità rilevato, verranno pianificati specifici interventi. Essi potranno comprendere:

  • Opere di riforestazione, nei casi in cui la vegetazione non sia in grado di rigenerarsi naturalmente, mediante la messa a dimora di specie autoctone e resilienti al fuoco;

  • Interventi di sistemazione idrogeologica, volti a stabilizzare i versanti e ridurre i rischi di erosione e frane, tramite tecniche come la realizzazione di briglie in legname e pietrame, graticciate, palificate, nonché la protezione del suolo con pacciamature vegetali;

  • Azioni di prevenzione degli incendi futuri, basate sull’analisi delle aree più vulnerabili, con la creazione o manutenzione di viali parafuoco, la gestione della necromassa e della vegetazione combustibile, l’implementazione di sistemi di sorveglianza e l’educazione ambientale delle comunità locali, così da comprendere dove e come ridurre al minimo la probabilità che eventi simili si ripetano

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