7 MAGGIO 2026
Incendi ed emissioni climalteranti: una metodologia per quantificare i benefici di una selvicoltura di prevenzione.
Incendi boschivi ed emissioni di CO₂: scopri la metodologia scientifica per quantificare i benefici della selvicoltura preventiva nelle foreste italiane.
Gli incendi boschivi sono una delle principali fonti di emissioni climalteranti a livello globale. Solo in Europa, nel 2025, oltre 1 milione di ettari percorsi dal fuoco hanno prodotto circa 42 milioni di tonnellate di CO₂ — alimentando un circolo vizioso che aggrava il cambiamento climatico e aumenta, a sua volta, la frequenza e l’intensità degli eventi futuri.
Affrontare questa sfida richiede interventi efficaci di prevenzione e strumenti capaci di misurarne i benefici in modo rigoroso. È in questo quadro che nasce la collaborazione tra il progetto Robin Wood e il Dipartimento DISAFA dell’Università di Torino. Robin Wood è una piattaforma promossa da Walden S.r.l. che consente ad aziende di sponsorizzare interventi forestali a con macchatico scarso o nullo, valorizzando i servizi ecosistemici delle foreste. Nell’ambito di questa collaborazione, il DISAFA ha sviluppato una metodologia scientifica per stimare le emissioni evitate grazie a interventi di selvicoltura preventiva.
Cos’è la selvicoltura preventiva?
La selvicoltura preventiva consiste in un insieme di pratiche forestali che agiscono sulla struttura dei boschi per ridurne l’infiammabilità: diradamenti selettivi, tagli colturali mirati, gestione della biomassa combustibile, creazione di discontinuità nella vegetazione. L’obiettivo è ridurre la probabilità che un incendio si propaghi con alta intensità e severità, aumentando al contempo la resilienza dell’ecosistema.
Questi interventi stanno trovando spazio crescente anche nei mercati volontari del carbonio: se un’azione selvicolturale riduce le emissioni che si sarebbero prodotte in caso di incendio, quella riduzione costituisce un valore ambientale quantificabile e potenzialmente commerciabile.
La metodologia in breve
La metodologia sviluppata consente di stimare le emissioni di gas serra evitate grazie a interventi di selvicoltura preventiva.
Il principio di fondo è il confronto tra due scenari simulati: uno baseline, ovvero la situazione attuale senza gestione attiva, e uno scenario con interventi preventivi. Per ciascuno scenario vengono stimate tre variabili chiave:
- il consumo di biomassa a scala di popolamento
- la superficie bruciata a scala di paesaggio
- la mortalità degli alberi a seguito del passaggio del fuoco
La differenza tra i due scenari produce la stima delle emissioni evitate, espressa in tonnellate di CO₂ equivalente (tCO₂eq).
La metodologia si avvale esclusivamente di software open source validati dalla letteratura scientifica internazionale: FlamMap per la simulazione del comportamento del fuoco, FOFEM per la stima delle emissioni e della mortalità arborea, e QGIS per le elaborazioni spaziali. Questo la rende replicabile da tecnici forestali senza necessità di strumentazioni costose.
Due casi studio in Alta Valle Susa
La metodologia è stata applicata a due siti pilota in Alta Valle Susa, con il supporto del Consorzio Forestale Alta Valle di Susa. Entrambi i siti sono stati individuati nell’ambito del progetto PSR PreFeu come aree ad alta priorità di intervento: una faggeta nel comune di Giaglione e una pineta nella frazione di Beaulard, nel comune di Oulx. Nei due siti sono stati progettati due interventi di prevenzione degli incendi e sono stati simulati i risultati dei benefici risultanti.
Giaglione
La faggeta di Santa Chiara
Un bosco misto di faggio e castagno che svolge una funzione essenziale: proteggere la Strada Statale 25 del Moncenisio, importante collegamento tra Val di Susa e Francia, dalla caduta massi.
L’intervento ha un’estensione di 7,34 ettari e prevede un taglio a scelta colturale finalizzato a una riduzione inferiore al 15% del volume iniziale, favorendo le specie poco infiammabili come il faggio, il frassino maggiore e il sorbo montano, e riducendo la presenza del castagno e del pino silvestre. Verranno inoltre create piccole aperture nella copertura per favorire la rinnovazione naturale del faggio.
I risultati delle simulazioni sono significativamente positivi:
- −13% di tCO₂eq emesse in atmosfera;
- −26,6% di mortalità arborea;
- −25% di superficie bruciata.
Beaulard
Pineta di pino silvestre
Il sito di intervento, con una superficie di 3,6 ettari, è una pineta ad alta infiammabilità a monte del Campeggio di Beaulard, con duplice funzione: protezione diretta del campeggio e fruizione turistico-ricreativa. La vicinanza tra bosco e campeggio, unita all’elevata infiammabilità del pino silvestre, ne ha fatto un’area di priorità assoluta.
L’intervento prevede un taglio a scelta colturale per gruppi e per singolo albero, con una riduzione del 20% del volume iniziale. Verranno mantenuti gli individui sani e stabili, con ramificazione alta, e rimossi quelli morti, instabili o con ramificazione molto bassa. Nella fascia di interfaccia con il campeggio si aumenterà la distanza tra le chiome per ridurre la continuità del combustibile.
I risultati delle simulazioni mostrano impatti ancora più marcati:
- −11% di tCO₂eq emesse in atmosfera;
- −74% di mortalità arborea;
- −26,3% di superficie bruciata.
Limitazioni e prospettive
La sfida principale nell’applicazione al contesto europeo rimane la parametrizzazione delle specie vicarianti nordamericane in FOFEM. Poiché il software è stato sviluppato per le foreste nordamericane, le specie forestali europee devono essere associate a specie nordamericane con caratteristiche ecologiche e risposta al fuoco analoghe, con il rischio di introdurre approssimazioni nella stima delle emissioni e della mortalità arborea.
Lo sviluppo di tabelle di corrispondenza tra tipi forestali italiani e modelli nordamericani, unitamente alla validazione con dati empirici post-incendio, costituirà il passaggio necessario per consolidare questa metodologia come strumento di riferimento nella pianificazione forestale orientata alla mitigazione del rischio di incendio.
In questa prospettiva, il ruolo di una piattaforma come Robin Wood assume un significato che va oltre la dimensione tecnica. Rendere accessibile e finanziabile la selvicoltura preventiva significa coinvolgere un numero crescente di attori (aziende, comunità locali, investitori) in interventi che, senza adeguate risorse, difficilmente verrebbero realizzati, nonostante i benefici dimostrati per la sicurezza del territorio, la biodiversità e il clima. La partecipazione privata alla gestione forestale attiva non è solo una leva economica: è uno strumento di consapevolezza collettiva e di responsabilità condivisa verso gli ecosistemi che ci circondano.
Approfondimento
Contatti
La gestione attiva delle foreste è una delle risposte più concrete alla crisi climatica. Ma per funzionare, ha bisogno di strumenti, risorse e collaborazioni.
Se sei:
- un ente pubblico o un proprietario forestale interessata a misurare i benefici degli interventi preventivi
- un’azienda che vuole sostenere progetti di riduzione del rischio incendio nell’ambito delle proprie strategie ESG
- un tecnico forestale che vuole applicare la metodologia sul proprio territorio
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