15 GIUGNO 2026

Popolamenti da seme e materiali di base per la vivaistica forestale in Piemonte

Scopri come i popolamenti da seme garantiscono piante autoctone e adattate al territorio nei rimboschimenti piemontesi: Registro regionale, gestione dei boschi e filiera certificata.

Quando si piantano alberi in un bosco, non è indifferente da dove provengono le piantine. Un frassino cresciuto da seme raccolto in Valle d’Aosta si comporta in modo diverso da uno cresciuto da seme raccolto in Valle Po, anche se appartengono alla stessa specie. Per garantire che per i rimboschimenti venga utilizzato materiale geneticamente adatto al territorio di impianto, la Regione ha costruito negli anni un sistema di tracciabilità del materiale forestale: al centro di questo sistema ci sono i boschi da seme, aree forestali certificate da cui è autorizzata la raccolta di frutti e semi destinati alla produzione vivaistica.

Cosa sono i materiali di base e perché servono

In ambito forestale, con materiale di base (MB) si indica il popolamento, il clone o il gruppo di alberi da cui viene raccolto il seme destinato alla vivaistica. Il concetto è regolato dal D.Lgs. 386/2003, la norma italiana che recepisce la direttiva europea sul commercio del materiale forestale di moltiplicazione (MFM), cioè i semi, le talee e le piantine prodotte per essere messe a dimora in area naturale. L’obiettivo del sistema è duplice. Da un lato, garantire che le piante prodotte in vivaio abbiano un’origine genetica nota e documentata; dall’altro, assicurare che il materiale usato nei rimboschimenti sia ecologicamente coerente con il territorio di destinazione: piante adattate nel corso di secoli alle condizioni locali di clima, suolo e altitudine hanno maggiori probabilità di sopravvivere e crescere bene rispetto a piante di provenienza sconosciuta o lontana. Per alcune specie il commercio del MFM è soggetto a certificato di identità obbligatorio, ai sensi del D.Lgs. 386/2003 e del Regolamento regionale 1/R del 22/02/2022.

 

Il Registro regionale dei materiali di base

La Regione Piemonte ha avviato la costruzione del proprio Registro a partire dagli anni Novanta, grazie a un lavoro di ricerca condotto da I.P.L.A. (Istituto per le Piante da Legno e l’Ambiente) con il supporto del DISAFA dell’Università di Torino per le analisi genetiche. Il Registro è stato formalmente istituito con DGR n. 36-8195 dell’11.02.2008 e aggiornato più volte, da ultimo con D.D. n. 162 del 18 marzo 2026.

 

Il Registro include attualmente 142 popolamenti da seme, con 287 materiali di base di specie arboree autoctone e 368 materiali di base totali, contando anche i cloni di pioppo inseriti nell’ultimo aggiornamento. Ogni materiale di base registrato è dotato di una targa identificativa univoca che ne riporta specie, ubicazione geografica, tipo di popolamento, numero di piante portaseme e modalità di accesso per la raccolta. Queste informazioni sono integrate nel Sistema di Conoscenze Ambientali (SCA) della Regione Piemonte, consultabile online nella sezione Foreste -> Risorse genetiche forestali.

 

I registri regionali vengono trasmessi al Registro nazionale dei materiali di base, che confluisce a sua volta nel sistema europeo FOREMATIS (Forest Reproductive Material Information System), la banca dati della Commissione Europea che raccoglie tutti i materiali di base certificati negli Stati membri.

Le quattro categorie del Registro

Non tutti i materiali di base offrono lo stesso livello di garanzia genetica. Il Registro distingue quattro categorie, in ordine crescente di selezione e verifica.

I materiali identificati alla fonte (222 nel Registro piemontese) sono quelli di cui è nota l’origine geografica, ma per i quali non è stata effettuata alcuna selezione degli individui. È la categoria più diffusa: garantisce la provenienza locale, non una qualità fenotipica o genetica specifica.

I materiali selezionati (56) derivano da popolamenti valutati nel loro insieme per qualità fenotipica, cioè per forma degli alberi, vigore di crescita e sanità del bosco. Non si selezionano i singoli alberi, ma si certifica che il bosco nel suo complesso rispetti requisiti minimi di qualità.

I materiali qualificati (9, più 6 cloni di Populus nigra) si basano sulla valutazione dei singoli individui o cloni, non dell’intero popolamento. Infine, i materiali controllati rappresentano il livello più alto: la verifica include anche l’analisi genetica della progenie: in questa categoria sono stati inseriti, con l’aggiornamento del 2026, 75 cloni di pioppo nero (Populus nigra) di aziende pioppicole piemontesi iscritti al Registro nazionale.

 

I materiali delle categorie più basse, identificati alla fonte e selezionati, devono essere usati preferibilmente in aree geograficamente e climaticamente simili a quelle da cui provengono, seguendo la Cartografia nazionale delle Regioni di provenienza (D.M. 11 giugno 2021 n. 269708). Le categorie superiori, avendo superato una verifica genetica della progenie, possono essere usate in un’area più ampia.

Come funziona la filiera: dal bosco al rimboschimento

La filiera parte dalla raccolta dei frutti e dei semi nei popolamenti iscritti al Registro, seguendo procedure standardizzate in corso di completa digitalizzazione. La raccolta deve essere validata dalla Regione o verificata da un funzionario dei Carabinieri Forestali. I semi certificati vengono poi consegnati ai vivai forestali, dove germogliano e crescono fino a diventare piantine pronte per la messa a dimora.

 

Per le specie soggette al D.Lgs. 386/2003, ogni lotto deve essere accompagnato da un certificato di identità che riporta categoria, specie e Regione di provenienza. Le piantine vengono vendute a enti pubblici, aziende forestali e privati, corredate da un documento fornitore con tutti i riferimenti al materiale di base d’origine, così che la tracciabilità sia garantita lungo tutta la catena. La fase finale è la messa a dimora in aree ecologicamente coerenti con la Regione di provenienza del materiale impiegato, in modo che gli alberi siano geneticamente adatti al clima, al suolo e alle condizioni del luogo in cui cresceranno.

Come si gestisce un bosco da seme

Un bosco da seme non si gestisce come un bosco ordinario. L’obiettivo non è produrre legname, ma massimizzare la qualità e la quantità di seme prodotto dagli alberi portaseme. Questo richiede scelte selvicolturali specifiche.

 

Quali strutture forestali funzionano meglio

Le fustaie monoplane, cioè i boschi in cui tutti gli alberi hanno più o meno la stessa altezza e la chioma si sviluppa solo in cima, presentano spesso problemi di scarsa fruttificazione: le chiome sono piccole, ricevono poca luce e il polline si disperde con difficoltà. Anche il governo a ceduo, in cui la pianta viene tagliata periodicamente alla base per far ricrescere i polloni, può essere problematico perché rischia di eliminare le piante portaseme di maggiore interesse. La struttura ideale per un bosco da seme è la fustaia pluriplana: un bosco in cui gli alberi hanno altezze diverse, con chiome ampie, ben illuminate e stabili. Questo tipo di struttura favorisce una produzione abbondante e regolare di seme.

 

Interventi selvicolturali consigliati

  • Diradamenti selettivi e non uniformi: si eliminano gli alberi che fanno ombra o concorrenza agli individui portaseme migliori, senza diradare in modo uniforme tutta la superficie del bosco
  • Selezione precoce delle piante portaseme: nelle fustaie giovani e nei cedui, i migliori candidati vengono individuati e favoriti fin dalle prime fasi della gestione
  • Taglio a gruppi: nelle aree monoplane, aprire piccole buche permette di mantenere chiome basse e produttive sugli alberi ai margini
  • Georeferenziazione delle piante portaseme: ogni albero di interesse viene registrato con coordinate GPS (GNSS) e descritto nel disciplinare di gestione del bosco
  • Controllo delle specie esotiche invasive (ad esempio l’ailanto) e rimozione di individui di origine sconosciuta che potrebbero contaminare geneticamente il popolamento
  • Mantenimento delle specie sporadiche autoctone presenti nel bosco, in ottica di conservazione della biodiversità locale

Il disciplinare di gestione

Ogni bosco da seme deve essere accompagnato da un disciplinare di gestione: un documento tecnico che definisce gli obiettivi selvicolturali, gli interventi previsti, le aree di raccolta e quelle escluse, le zone tampone rispetto a fonti di ibridazione indesiderata e le modalità operative di raccolta del materiale. Il disciplinare deve includere la cartografia del sito e, nel caso in cui il bosco sia di proprietà del soggetto proponente, può assumere la funzione equivalente a un Piano di Gestione Forestale, ai sensi delle recenti modifiche della normativa regionale.

Un esempio concreto: il popolamento da seme di Pian Munè a Paesana, in Valle Po

 

Tra i 142 popolamenti iscritti al Registro regionale figura il Popolamento da seme n. 197, localizzato a Pian Munè, nel Comune di Paesana (CN), nelle Alpi Cozie in Valle Po. Il sito è stato iscritto al Registro con Determinazione Dirigenziale n. 798 del 15/10/2024 e si estende tra i 1.200 e i 1.770 metri di quota, su substrati di gneiss e micascisti tipici della fascia alpina sudoccidentale piemontese.

 

Il popolamento copre complessivamente circa 21 ettari e include due tipologie forestali principali. La prima è un ontaneto verde con latifoglie miste (circa 4,6 ha), con soprassuolo giovane di circa 30 anni, dove ontano verde (Alnus viridis) si associa a sorbo degli uccellatori (Sorbus aucuparia), salicone (Salix caprea), acero di monte (Acer pseudoplatanus) e betulla (Betula pendula). La seconda è una boscaglia di invasione montana (circa 16,7 ha), con prevalenza di acero di monte, sorbi e betulla, con altezze medie di 9 metri e buono stato fitosanitario.

 

Le specie di interesse genetico per la raccolta del seme sono betulla (Betula pendula)sorbo montano (Sorbus aria) e sorbo degli uccellatori (Sorbus aucuparia), tutte certificate come materiali identificati alla fonte ai sensi del D.Lgs. 386/2003. I sorbi in particolare sono specie autoctone di pregio, poco diffuse nella vivaistica forestale piemontese ma importanti per la biodiversità dei boschi montani e per i rimboschimenti in quota.

La criticità principale del sito è l’elevata densità del soprassuolo, che limita l’illuminazione delle chiome e riduce la produzione di seme. Il Comune di Paesana ha quindi presentato una proposta di intervento nell’ambito del bando SRA31, con l’obiettivo di migliorare la struttura del bosco attraverso sfolli nei soprassuoli giovani e diradamenti selettivi nelle boscaglie di invasione, con un’intensità di prelievo di circa il 15% della provvigione. Gli interventi punteranno a mettere in luce gli individui portaseme di sorbo, favorirne l’accrescimento e la fruttificazione e garantire la conservazione in situ del patrimonio genetico locale. Il materiale legnoso ricavato sarà destinato a cippato energetico.

Vuoi sapere di più sui boschi da seme in Piemonte?

I boschi da seme sono una risorsa che appartiene a tutti: garantiscono che i boschi di domani siano composti da alberi autoctoni, adattati al territorio e capaci di resistere ai cambiamenti climatici. Se vuoi approfondire, scoprire dove si trovano i popolamenti registrati o seguire le attività del progetto, visita il Sistema di Conoscenze Ambientali della Regione Piemonte oppure contattaci direttamente.

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