3 LUGLIO 2026
Ellero, un fiume che ritorna: tre progetti per rinaturalizzare le fasce ripariali tra Mondovì e le Alpi Liguri
Walden progetta la rinaturalizzazione delle fasce ripariali dell’Ellero con Villanova Mondovì, Mondovì, Frabosa Sottana e Roccaforte Mondovì. Scopri i tre interventi e i finanziamenti FESR e Simbiosi.
AREA GEOGRAFICA:
Comune di Villanova Mondovì
Comune di Mondovì
Comune di Frabosa Sottana
Comune di Roccaforte Mondovì
PARTNER:
Comune di Villanova Mondovì
Comune di Mondovì
Comune di Frabosa Sottana
Comune di Roccaforte Mondovì
IN COLLABORAZIONE CON:
Il progetto ha ricevuto il contributo della Fondazione Compagnia di San Paolo per accedere alla seconda fase di selezione nell’ambito del bando Simbiosi 2026
Percorrendo le valli del Monregalese si percepisce la sensazione di un territorio che vorrebbe essere qualcosa di più di quello che è diventato. Un’area in cui il turismo invernale è un pilastro fondamentale per la comunità, ma che nel corso degli anni ha finito per mettere in ombra altri valori, ad esempio quelli di un paesaggio fluviale e forestale ricco, stratificato, ancora in gran parte da scoprire.
In valle Ellero, ad esempio, il fiume c’è, scorre, porta acqua dalle Alpi Liguri fino alla pianura cuneese. Ma le sue sponde, in molti tratti, raccontano decenni di abbandono: vegetazione degradata, specie esotiche invasive che colonizzano, rifiuti depositati dalle piene o abbandonati, boschi secondari che hanno perso struttura e funzione ecologica.
Dal 2025, qualcosa sta cambiando. I Comuni di Villanova Mondovì, Mondovì, Frabosa Sottana e Roccaforte Mondovì, insieme all’Unione Montana Mondolé, hanno deciso di investire nella rinaturalizzazione e riqualificazione delle fasce ripariali dell’Ellero in modo coordinato, lungo l’intera asta fluviale. Walden affianca questi enti come progettista, con l’obiettivo di trasformare una serie di interventi tecnici in una strategia di territorio coerente e di lungo periodo.
Ellero: un corridoio ecologico da recuperare
Il torrente Ellero non è soltanto un corso d’acqua locale. È un corridoio ecologico secondario riconosciuto dalla Rete Ecologica della Provincia di Cuneo: un collegamento vitale tra le Alpi Liguri e il fiume Tanaro, attraverso il quale si muovono specie animali e vegetali, si fondono le popolazioni, si mantiene la permeabilità del paesaggio a scala territoriale. Quando questo corridoio si degrada, le conseguenze non restano confinate alle sponde del fiume: si propagano all’intera rete ecologica della provincia.
Le pressioni che hanno segnato le fasce ripariali dell’Ellero sono quelle tipiche dei corsi d’acqua di pianura e pedemontana in Piemonte: dinamiche erosive attive, boschi secondari con struttura compromessa, presenza diffusa di microdiscariche e, soprattutto, la colonizzazione da parte del Poligono del Giappone (Reynoutria japonica). Si tratta di una specie esotica invasiva introdotta in Europa nell’Ottocento a scopo ornamentale, oggi classificata tra le cento più pericolose a livello mondiale: forma popolamenti monospecifici densi che soffocano la vegetazione autoctona, si diffonde con straordinaria facilità attraverso i frammenti di rizoma trasportati dalle piene, e può persino rallentare il deflusso delle acque in caso di eventi alluvionali. Contenerla richiede interventi continuativi nel tempo — non un cantiere isolato, ma un processo di gestione adattativa che si misura in anni.
È proprio su questo tipo di sfida che si innesta il lavoro di Walden e dei comuni partner lungo l’Ellero.
Una strategia di valle, non interventi puntuali
Quello che rende questo percorso diverso da un ordinario intervento di manutenzione fluviale è la scala a cui è stato concepito. I progetti sull’Ellero non nascono entro i confini di un singolo comune: ragionano sull’intera asta fluviale come sistema unitario, dalla pianura di Mondovì fino ai comuni montani di Frabosa Sottana e Roccaforte Mondovì, con una governance condivisa che coinvolge cinque enti territoriali.
Questa visione sovracomunale non è un dettaglio organizzativo: è la condizione che rende possibile costruire un corridoio ecologico e fruitivo coerente su scala di valle. Ogni progetto è pensato in continuità con gli altri, contribuendo a un disegno più ampio che coniuga tutela degli ecosistemi ripariali, sicurezza idraulica e sviluppo di una mobilità lenta accessibile lungo il fiume. Il risultato atteso non è la somma di tre cantieri, ma la rigenerazione progressiva di un sistema fluviale nella sua interezza.
I finanziamenti che rendono possibile tutto questo provengono da fonti complementari: il Programma Regionale Piemonte FESR 2021-2027 — con i bandi dedicati alle infrastrutture blu e alle infrastrutture verdi nel territorio regionale — e la Fondazione Compagnia di San Paolo attraverso il bando Simbiosi 2026, strumento pluriennale a sostegno della tutela del capitale naturale e della resilienza dei territori di Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta. A questi si aggiungono ulteriori candidature in corso su altri strumenti di finanziamento, che potranno ampliare nel tempo la portata complessiva degli interventi.
I tre progetti
Infrastrutture blu — Villanova Mondovì
Il primo progetto operativo riguarda la sponda sinistra orografica del torrente Ellero nel territorio di Villanova Mondovì, su una superficie di 13 ettari. È finanziato nell’ambito del bando regionale FESR dedicato alle infrastrutture blu per il miglioramento della qualità delle acque e della biodiversità, e si trova oggi in una fase concreta: la progettazione esecutiva è appena conclusa e l’affidamento dei lavori è imminente.
Gli interventi prevedono la gestione selettiva della vegetazione spondale, il contenimento delle specie esotiche invasive a partire dalla Reynoutria japonica, la messa a dimora di specie arboree e arbustive autoctone nelle aree più compromesse e la rimozione dei rifiuti presenti nell’area. L’obiettivo è rafforzare le funzioni ecologiche del sistema fluviale, ridurre il rischio idraulico locale e ripristinare la connettività ecologica lungo il corridoio che collega le Alpi Liguri con il Tanaro.
Rive in Rete — Villanova Mondovì, Frabosa Sottana, Roccaforte Mondovì
Risalendo la valle, il secondo progetto estende l’intervento ai tratti più a monte dell’Ellero, coinvolgendo tre comuni su una superficie complessiva di 15 ettari di fasce perifluviali. A fianco della rinaturalizzazione, “Rive in Rete” introduce due elementi aggiuntivi che ampliano la visione del progetto: la realizzazione di 4 chilometri di pista ciclopedonale — ricavata dalle vie di esbosco esistenti e connessa alla rete sentieristica locale — e un programma di sensibilizzazione e coinvolgimento attivo della cittadinanza.
Il progetto è stato selezionato tra i 30 ammessi alla Fase II del bando Simbiosi 2026 della Fondazione Compagnia di San Paolo, scelti tra 235 candidature. Si trova ora nella fase di capacity building e sviluppo progettuale di dettaglio: se selezionato nella Fase III, avrà avvio nel 2027.
Infrastrutture Verdi — Mondovì
Il terzo progetto si concentra sul tratto periurbano dell’Ellero nel territorio di Mondovì, su una superficie di oltre 13 ettari lungo la sponda sinistra. Promosso dal Comune di Mondovì nell’ambito del bando FESR dedicato alle infrastrutture verdi nel territorio regionale, il progetto è stato valutato positivamente nel merito dalla Regione Piemonte e inserito tra le iniziative strategiche del Piano Regolatore Generale Comunale come parte del programma di valorizzazione del Parco Urbano dell’Ellero. Il suo avvio, della durata triennale, è subordinato alla disponibilità delle risorse necessarie al finanziamento.
La portata degli interventi previsti è significativa: gestione forestale sostenibile, contenimento delle specie esotiche, valorizzazione delle aree umide e creazione di un parco periurbano multifunzionale dotato di infrastrutture ciclopedonali accessibili, incluse le persone con disabilità. Un progetto che, una volta realizzato, restituirebbe alla comunità di Mondovì un ecosistema ripariale funzionale e fruibile a pochi passi dal centro abitato.
Come si lavora: gestione adattativa e selvicoltura di precisione
Gli interventi negli ecosistemi forestali lungo l’asta fluviale dell’Ellero si articolano in cinque categorie principali di lavorazione, che si combinano in modo diverso a seconda delle condizioni locali di ciascun tratto.
Il taglio manutentivo della fascia ripariale rimuove selettivamente la vegetazione instabile in prossimità dell’alveo, riducendo il rischio che alberi scalzati dalle piene diventino materiale fluitante pericoloso a valle.
I diradamenti selettivi intervengono nelle porzioni più interne del bosco per migliorarne la stabilità strutturale e favorire la rinnovazione naturale delle specie autoctone. La gestione delle specie esotiche invasive — a partire dalla Reynoutria japonica — prevede azioni meccaniche di contenimento integrate da pratiche di gestione estensiva e monitoraggio continuativo nel tempo: non un intervento risolutivo una tantum, ma un presidio costante.
La rinaturalizzazione porta a dimora specie arboree e arbustive autoctone idonee al contesto ripariale nelle aree più compromesse.
Infine, la rimozione dei rifiuti e il ripristino ambientale bonificano preliminarmente le aree da microdiscariche e materiale depositato dalle piene — con il coinvolgimento diretto dei cittadini in attività di plogging e citizen science nei tratti in cui è possibile lavorare in sicurezza.
Ciò che distingue questo approccio dalla logica tradizionale del cantiere isolato è la sua natura adattativa. Non viene definito uno stato “ideale” da raggiungere e poi mantenere staticamente: il progetto riconosce le dinamiche naturali del sistema fluviale e interviene per orientarne l’evoluzione nel tempo. Questo si traduce in alcune scelte progettuali precise: nessuna opera rigida o struttura artificiale invasiva, un Piano di gestione e manutenzione che disciplina la fase post-intervento con modalità operative e frequenze calibrate sulla risposta effettiva del sistema, e un sistema di monitoraggio strutturato che utilizza droni e intelligenza artificiale non come adempimento formale ma come strumento di supporto alle decisioni gestionali future.
Tutti gli interventi sono progettati nel rispetto dei principi DNSH (Do No Significant Harm) del Regolamento UE 2020/852 e dei Criteri Ambientali Minimi (D.M. 63/2020), verificati attraverso specifica certificazione. La progettazione integra inoltre le esigenze di sicurezza idraulica con gli obiettivi di qualità ecologica previsti dal Piano di Tutela delle Acque, in coerenza con le Linee generali di assetto idrogeologico del bacino del Tanaro.
Cosa cambierà: i benefici attesi
Gli effetti positivi attesi da questi progetti si dispiegano su più dimensioni, e proprio questa multiscalarità è uno degli elementi che li rende replicabili come modello.
Sul piano ecologico e ambientale, il rafforzamento della vegetazione ripariale autoctona ridurrà i fenomeni erosivi spondali, il contenimento progressivo delle specie invasive restituirà spazio alla flora autoctona e gli habitat fluviali e perifluviali recupereranno qualità e complessità. Il corridoio ecologico tra le Alpi Liguri e il Tanaro acquisterà una maggiore permeabilità a scala territoriale, con benefici che si estendono ben oltre i confini dei singoli comuni coinvolti.
Sul piano idraulico, la gestione selettiva della fascia spondale riduce il rischio di scalzamento di alberi instabili e la formazione di ostruzioni durante gli eventi di piena, contribuendo alla sicurezza locale in coerenza con gli indirizzi del Piano per l’Assetto Idrogeologico (PAI) per il torrente Ellero.
Sul piano climatico, la conservazione e il miglioramento dello stock di carbonio nel soprassuolo e nel suolo, insieme al rafforzamento della resilienza dell’ecosistema ripariale, contribuiscono agli obiettivi di adattamento ai cambiamenti climatici promossi dal FESR 2021-2027.
Sul piano sociale e territoriale, il recupero di aree degradate in prossimità dei centri abitati restituisce alle comunità locali ambienti ripariali funzionali, fruibili a piedi e in bicicletta. I cittadini non sono soltanto destinatari passivi degli interventi: sono coinvolti attivamente nella cura del territorio e nella costruzione di una consapevolezza più profonda del valore del capitale naturale per il benessere collettivo.
Sul piano economico, la struttura dei costi — con un’elevata incidenza di manodopera specializzata e un ricorso limitato a mezzi meccanici pesanti — riflette un approccio a basso impatto ambientale con ricadute occupazionali qualificate sul territorio locale.
Vuoi portare questo modello nel tuo territorio?
Grazie alla visione condivisa di questi comuni, alla capacità di fare sistema tra enti diversi e al sostegno di fondi pubblici e privati, l’Ellero sta tornando a essere un torrente vivo, connesso, fruibile.
Se sei una pubblica amministrazione, un consorzio forestale, un ente parco o una fondazione e stai ragionando su come migliorare la gestione delle fasce ripariali nel tuo territorio — lavorando su biodiversità, stock di carbonio o riduzione dei rischi idraulici — contattaci. Siamo felici di valutare insieme le soluzioni tecniche e gli strumenti di finanziamento più adatti al tuo contesto.
E se sei un cittadino o una cittadina curiosa di sapere cosa succederà lungo le sponde dell’Ellero, o di partecipare alle attività di sensibilizzazione e cura del territorio, non esitare a scriverci: c’è spazio anche per te.
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