10 LUGLIO 2026

Una nazione forestale: cosa racconta il primo Indice di Boscosità dei comuni italiani

Scopri l’Indice di Boscosità dei comuni italiani: dati inediti su 7.896 comuni, focus Piemonte e Cuneo, e il legame tra foreste e sviluppo locale.”

AREA GEOGRAFICA:
ITALIA

 

Dal 2020 la superficie forestale italiana ha superato l’estensione della Superficie Agricola Utilizzata (SAU), un dato che arriva al termine di una lunga crescita: la copertura boschiva, dopo aver toccato il minimo storico tra Ottocento e Novecento, è quasi raddoppiata rispetto al 1970.

 

Il nuovo rapporto Foreste in Comune, promosso da PEFC Italia (Programme for the Endorsement of Forest Certification) insieme a UNCEM (Unione Nazionale Comuni Comunità Enti Montani), Legambiente e Consorzio Caire, analizza questo fenomeno a livello comunale, utilizzando l’Indice di Boscosità: il rapporto tra superficie forestale e superficie totale di ogni comune italiano. Non è solo un esercizio statistico: incrociando superficie boscata, demografia ed economia locale, l’indagine restituisce un’immagine dell’Italia meno prevedibile di quanto si pensi.

Mappa dei boschi dei comuni italiani

Una mappa che mancava

Fino a pochi anni fa, dell’Italia dei boschi si sapeva sorprendentemente poco: mancava un quadro aggiornato e uniforme di quanto bosco ci fosse, comune per comune. Le fonti disponibili erano datate o raccolte con criteri diversi da regione a regione, il che rendeva difficile qualsiasi confronto affidabile.

Le cose sono iniziate a cambiare con l’ultima legge nazionale sulle foreste, che ha dato il via a un sistema di raccolta dati coordinato a livello statale, capace finalmente di mappare il patrimonio boschivo italiano con criteri omogenei.

È su questa base che PEFC Italia ha costruito il report Foreste in Comune, applicando i nuovi dati alla scala comunale e incrociandoli con indicatori demografici ed economici. L’obiettivo non è dunque solo fotografare quanto bosco esiste, ma capire come questo si relaziona ai territori che lo ospitano: un passaggio che restituisce un’Italia in cui il confine tra campagna, montagna e bosco si è spostato in modo silenzioso ma sostanziale, tanto da riportare la copertura forestale nazionale su valori che non si vedevano da svariati secoli.

 

Il bosco comune per comune

Per costruire questa mappa, i ricercatori hanno incrociato le informazioni sui boschi con i dati anagrafici di ogni comune italiano, usando sempre la stessa definizione di bosco per rendere i confronti coerenti da nord a sud. Il risultato è un valore calcolato per ciascuno dei 7.896 comuni italiani: una geografia forestale mai tracciata prima con questo livello di dettaglio.

 

I numeri che emergono raccontano un Paese fortemente polarizzato. Nei 3.596 comuni montani, che occupano il 47,8% del territorio nazionale e ospitano appena il 13,5% della popolazione, si concentra il 75,7% della superficie forestale italiana. All’estremo opposto, in circa metà dei comuni italiani l’Indice di Boscosità non supera il 20%, pur risiedendovi oltre due terzi della popolazione.

Tra i due poli, un gruppo ristretto di 495 comuni “iperboscosi”, con una copertura superiore all’80%, custodisce quasi il 14% del patrimonio forestale nazionale.

Mappa dei boschi dei comuni piemontesi

Nord-Ovest, Piemonte e il caso Cuneese

Stringendo lo sguardo al Nord-Ovest, l’Italia dei boschi assume una fisionomia composita. La Liguria, con un Indice di Boscosità regionale del 72,07%, è la regione italiana in assoluto più coperta da foreste; la Lombardia, pur avendo il numero più alto di comuni del Paese (1.502), si attesta su un indice del 28,16%; la Valle d’Aosta, con appena 74 comuni ma quasi un terzo del territorio boscato (31,53%), completa il quadro alpino.

 

Il Piemonte si colloca in una posizione intermedia tra queste realtà, con un Indice di Boscosità del 38,23% su 1.180 comuni e oltre 970.000 ettari di superficie forestale complessiva, la più estesa in valore assoluto tra le quattro regioni del Nord-Ovest. Un dato che, letto a scala regionale, mette in luce anche una variabilità interna piuttosto marcata. La provincia con l’indice di boscosità comunale più contenuto è quella di Alessandria, dove il comune capoluogo si ferma al 2,54%, mentre all’estremo opposto la fascia del Verbano-Cusio-Ossola e dell’alta Valsesia custodisce i comuni più boscosi dell’intera regione: Quarna Sopra e Caprezzo superano il 95% di copertura forestale, seguiti da Traves, nel Torinese, e da Curino e Valduggia, tra Biellese e Vercellese.

 

Il Piemonte, insomma, racchiude al proprio interno quasi tutte le gradazioni possibili dell’Indice di Boscosità, dai centri urbani di pianura ai borghi alpini quasi interamente occupati dal bosco.

Dentro questo quadro regionale, la provincia di Cuneo emerge con un peso specifico che va oltre la semplice quota piemontese: a dominare la classifica regionale per estensione boschiva sono soprattutto i suoi comuni, Garessio, Ormea, Demonte, Vinadio e Sampeyre tra i primi dieci, insieme a Chiusa di Pesio, Valdieri, San Damiano Macra e Vernante. Anche Rittana e Isasca, meno estesi ma con un Indice di Boscosità superiore all’88%, confermano quanto il Cuneese contribuisca a questa geografia forestale, sia per ampiezza sia per densità di copertura.

Bosco gestito

Il bosco non è più periferia?

L’elemento più originale del rapporto non è la fotografia della distribuzione forestale, per quanto inedita, ma la relazione che i dati svelano tra bosco e sviluppo dei territori. Per decenni la narrazione dominante ha associato l’alta boscosità a marginalità, spopolamento e ritardo economico: un territorio coperto di alberi era, quasi per definizione, un territorio abbandonato dall’uomo. Il report mette in discussione questa equazione.

 

I dati mostrano infatti che molti comuni ad alta densità forestale stanno vivendo dinamiche di attrattività demografica ed economica tutt’altro che scontate. Non si tratta di un’inversione di tendenza generalizzata, ma di un segnale da leggere con cautela: nel gruppo di comuni con saldo migratorio positivo nel periodo 2021-2025, oltre i tre quarti della superficie coinvolta si trova in territori con un Indice di Boscosità superiore al 60%. Il rapporto stesso invita a non forzare il nesso causale: la qualità ambientale, di cui il bosco è componente, potrebbe giocare un ruolo in questa attrattività, ma la relazione tra neo-popolamento e gestione sostenibile del bosco resta, nelle parole degli autori, “ancora incerta e non immediata”.

 

Il caso più emblematico resta comunque quello di Marcetelli, in provincia di Rieti: con un Indice di Boscosità del 98,49%, è il comune più boscoso d’Italia, un riferimento simbolico per il rapporto e un esempio concreto di quanto il bosco possa arrivare a definire l’identità di un territorio.

 

È un cambio di prospettiva che riguarda da vicino anche il Piemonte, dove la presenza forestale è già oggi un tratto identitario del territorio. Resta però da capire quanto di questo capitale naturale sia già riconosciuto e quanto invece sia semplicemente accaduto, senza che nessuno lo avesse davvero pianificato: perché il bosco cresce, questo è un fatto acquisito, ma che cresca in modo governato è tutt’altra questione, ed è qui che il rapporto abbandona i toni consolatori.

Disallineamento tra Quantità e Qualità

Gli stessi autori lo scrivono senza mezzi termini: siamo diventati una Nazione Forestale quasi a nostra insaputa, perché nella genesi di questa espansione ha pesato soprattutto l’abbandono di terreni agricoli marginali, non più sostenibili sotto il profilo economico nelle aree montane, insieme a colture arboree tradizionali come il castagneto da frutto, diventate anch’esse poco redditizie. Il bosco, scrive il rapporto, ha finito per occupare anche il prato-pascolo, uno spazio perso più che conquistato: si tratta perlopiù di boschi di neoformazione, soprassuoli originati da ricolonizzazione spontanea e ancora in stadio successionale precoce. Non sono, in altre parole, popolamenti maturi: sono formazioni forestali che necessitano di un lungo arco temporale per raggiungere una piena maturità colturale e produttiva.

 

Inoltre, a questa espansione, non ha corrisposto un pari investimento nella gestione. Il rapporto segnala apertamente ritardi nella gestione forestale sostenibile, una pianificazione ancora carente e un livello di certificazione forestale distante dal potenziale del patrimonio boschivo italiano. È una crescita silenziosa per due ragioni: da un lato la scarsa attenzione pubblica e istituzionale che il fenomeno ha ricevuto fino ad oggi, dall’altro l’assenza di una regia territoriale capace di trasformare gli ettari guadagnati in una risorsa pianificata. L’Italia, insomma, ha accumulato bosco più rapidamente di quanto abbia imparato a governarlo; detto altrimenti: più quantità. Ma la qualità?

Contatti

Il rapporto integrale Foreste in Comune, con le classifiche regionali e le tre appendici dati, è disponibile sulla pagina ufficiale di PEFC Italia dedicata all’indagine.

 

Chi è curioso di saperne di più su questi temi può scoprire i nostri progetti sul territorio, oppure seguirci per restare aggiornato sui prossimi approfondimenti dedicati al mondo dei boschi e della gestione forestale.

Articoli recenti

Contattaci per qualsiasi informazione

WALDEN s.r.l.

Privacy Policy
Cookie Policy

Graphic & Web Design: Nicholas Sabena